Racconti brevi

Il cinema di Mabel

Dopo aver scritto la storia delle recite a teatro, inviai il testo a diversi familiari.

Techy si emozionò molto nel vedere che ricordavo con affetto quella nostra incursione nel mondo dello spettacolo.

Irene ricordava persino la battuta del Gran Visir. Quando me la rammentò, notai che la sapevo a memoria anch'io: “Figlia mia, Sherazade, sei impazzita? Non sai che ti esponi a morte sicura?” Eppure, non ricordo nessuna delle mie battute!

Ma una delle risposte più belle che ricevetti fu un aneddoto di Nivia, una delle cugine di mia madre, che quasi tutti chiamano Mabel, anche se lei odiava quel soprannome. Con gli anni, alla fine riuscì a fare in modo che la gente la chiamasse Isabel. Il suo nome era María Isabel»

Con il permesso di Nivia, trascrivo le sue parole:

“Letti questo racconto, e portò in me il ricordo di una visita che facemmo con i miei genitori e i miei fratelli alla fattoria dei tuoi nonni. Tua madre era un po' più grande di noi cugine. Ci disse che ci avrebbe mostrato un film del cinema. Noi eravamo bambini di campagna e non avevamo la più pallida idea di cosa parlasse, ma avevamo una grande illusione, mista a curiosità. Preparò la scenografia simulando uno schermo con l'aiuto di alcune tende, e lei stessa impersonò alcune scene. Poi ci invitò a farlo tutti insieme. Ci spiegava cosa dovevamo fare, ma chissà cosa sarà riuscita a ottenere da noi, poverina, si sforzava tanto di intrattenerci. Non so se se lo ricorderà, io ce l'ho impresso nella memoria, e mia sorella se lo ricorderà ancora meglio perché è più grande di me. Ciò che so è che per molto tempo mi rimase vivo il ricordo del 'Cinema di Mabel'”.




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